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Modutech
e i test in galleria del vento e su strada per caschi motociclistici
Fin
dal 1986 Alessandro Cariani, attuale amministratore della società
Modutech, realizza test in galleria del vento per le maggiori aziende
produttrici di caschi protettivi mondiali.

1) Generalità
La valutazione delle prestazioni aerodinamiche di un casco motociclistico
passano attualmente attraverso test basati sulla simulazione delle
caratteristiche aerodinamiche con programmi ad elementi finiti (come
Delfrin2 o VWT) oppure da verifiche aerodinamiche in ambienti controllati
come gallerie del vento.
Mai si era verificata la possibilità di realizzare misurazioni
su caschi in movimento relativo non solo rispetto al flusso del
fluido rispetto al quale il sistema si muove, ma anche rispetto
al sistema di misurazione: in altri termini, la valutazione del
sistema casco direttamente in fase di utilizzo.
E’ proprio questo l’obiettivo che si prefigge questa
analisi: verificare, sulla base di una valutazione legata ad una
serie di parametri funzionali di un casco, quale può essere
la sua efficienza in termini aerodinamici.
La presente analisi verifica le tecnologie attualmente a disposizione
per la realizzazione di una simulazione efficace della condizione
di traspirazione di una testa umana durante l’utilizzo di
un casco motociclistico, benché in realtà le conclusioni
che si traggono possano essere applicate a qualunque tipologia di
prodotto, incluse calzature o capi di abbigliamento.

2) Descrizione
del sistema di acquisizione.
Nelle competizioni automobilistiche il controllo dei vari parametri
di stato della vettura (temperature e spostamenti delle sospensioni)
è da alcuni anni svolto dai tecnici ai box, tramite un sistema
elettronico che trasmette via radio ad un elaboratore che successivamente
analizza queste informazioni: questo sistema integrato viene detto
“telemetria”.
Con questo termine intendiamo un sistema elettronico che sia in
grado di "misurare" i valori assunti da alcuni parametri,
e di comunicarli in qualche modo ad un sistema in grado di elaborarli,
per esempio tramite la radiotrasmissione di questi dati.
Allo stato attuale delle cose sulle motociclette sono applicati
sistemi che acquisiscono i dati riversandoli ad intervalli regolari
in un PC tramite un collegamento via cavo ai box, in quanto le dimensioni
di una trasmittente che sia in grado di funzionare in maniera efficace,
e che non abbia un assorbimento di energia elettrica eccessivo (che
si tramuta in massa da portarsi dietro o in potenza ceduta ad un
alternatore), non sono ancora compatibili con un mezzo a due ruote.
Per questo motivo rispetto per esempio alla F.1, le soluzioni scelte
sono relativamente più semplici, e vengono di solito utilizzate
in prova per semplificare la messa a punto del motociclo durante
le prove per poi essere eliminate durante la gara: in questo senso,
non sarebbe corretto parlare di telemetria, ma essendo questo termine
entrato a tutti gli effetti nel gergo motociclistico, continueremo
ad utilizzarlo.
In genere le informazioni registrate sono relative ai movimenti
delle sospensioni (tramite dei trasduttori lineari di spostamento
piazzati in parallelo agli ammortizzatori), alle velocità
di rotazione delle ruote (spesso misurata per ogni ruota, indicando
così sia la velocità istantanea del mezzo che eventuali
patinamenti in accelerazione e frenata), alle temperature dei liquidi
del motore (tramite delle semplici termocoppie) e ai regimi di rotazione
del propulsore.
Sistemi come quello appena descritto permettono comunque di sviluppare
una analisi del comportamento di una motocicletta piuttosto interessante,
in quanto sono in grado di registrare una serie che va da quattro
a sedici parametri digitali e da quattro a diciotto segnali analogici
contemporaneamente, con pesi installati (cioè completi di
trasduttori) inferiori al chilogrammo.
Va però fatta una precisazione: nel caso di segnale digitale
non è possibile misurare i dati in arrivo in modo continuo,
in quanto con questa tipologia di informazioni non risulta memorizzabile
con i sistemi informatici a nostra disposizione, per cui si effettuano
delle misurazioni con metodologie "discrete", cioè
prendendo dei valori in istanti successivi, e considerando che in
un piccolo intervallo di tempo il valore in questione sia cambiato
in maniera tale che si possa ricostruire come è cambiato.
Il problema che si viene a creare ora è quanto deve essere
piccolo l'intervallo di tempo perché non si perda nulla su
queste informazioni, o, in altri termini, quanto devono esser ravvicinate
le misure per fare in modo di ricreare in maniera esatta il segnale.
La quantità di dati in ingresso nel sistema dipende da un
parametro funzionale del sistema che è detto "frequenza
di campionamento", e che ci dice quante misure vogliamo effettuare
in un secondo: la soluzione che sembrerebbe ideale è quella
di misurare ad intervalli piccolissimi le informazioni, tenendo
cioè la frequenza di campionamento alta.
Questa metodologia ha delle limitazioni, poiché la massa
di dati misurabili durante un giro di pista risulterebbe molto elevata,
e di conseguenza si necessiterebbe di una quantità di memoria
eccessiva.
E' infatti evidente che queste informazioni devono essere sistemate
in una zona di memoria, dotata di dimensioni fisiche ben precise:
l'aumento della frequenza di campionamento genera una maggiore quantità
di dati nell'unità di tempo, per cui l'intervallo fra uno
scarico di informazioni e il successivo diminuirà di conseguenza.
Se dunque ipotizzassimo di utilizzare una frequenza di campionamento
pari a 1000 Hertz, questo significherebbe che il segnale che noi
stiamo osservando verrà misurato, e dunque memorizzato, mille
volte in un secondo, oppure (differente modo di dire la stessa cosa)
che faremo una misurazione ogni millesimo di secondo.
Questi intervalli estremamente limitati sono utili per ricreare
in maniera perfetta le informazioni su fenomeni dinamici, mentre
le frequenze di campionamento necessarie per l’acquisizione
di informazioni di temperatura può essere anche cento volte
inferiore, senza che si perda nulla in termini di informazioni.
Del resto anche la diminuzione della frequenza di campionamento
crea notevoli problemi: un teorema molto conosciuto nel settore
dell'elettronica di acquisizione dati (teorema di Shannon) ci dice
che la minima frequenza che permette l'acquisizione di un fenomeno
è pari al doppio della massima frequenza a cui si svolge
il fenomeno.
Una scelta che permette di realizzare una efficace sintesi di entrambi
i problemi è quella di impostare il sistema di acquisizione
con una frequenza pari a circa 10 Hz: allo stato attuale della tecnologia,
il pilota riesce a percorrere circa venticinque giri prima che la
memoria sia saturata, che equivalgono ad un volume pari a circa
150 megabyte di informazioni.

Per quanto concerne il nostro sistema, utilizzato su un casco Nolan
N92 sulla Yamaha YZR500 di Carlos Checa (test sulla pista del Mugello
in data 27.2.99) i parametri acquisiti sono i seguenti:
1. Temperatura 1, posta nelle immediate vicinanze della zona di
scarico JSW;
2. Temperatura 2, posta posteriormente alla zona di scarico JSW,
40 mm dietro Temperatura 1;
3. Temperatura 3, posta sulla nuca del pilota e 60 mm dietro Temperatura
2;
4. Temperatura 4, posta sulla fronte del pilota e 90 mm davanti
a Temperatura 1;
5. Accelerometro verticale e giroscopio, trasduttore posto all’interno
del casco;
6. Accelerometro triassiale xyz, con trasduttore posto all’interno
del casco;
7. Pressione 1, posta in acquisizione di pressioni dinamiche da
prese inlet (come quelle di inlet N92R laterali);
8. Pressione 2, posta in verifica della situazione di pressione
a cavallo di sistemi di ventilazione;
9. Trasduttore di velocità, posto sulla ruota fonica della
motocicletta.
Nei primi test svolti al Mugello, i trasduttori 4,6,8 sono stati
tralasciati in quanto i tempi necessari all’acquisizione e
la loro complessità in funzione del ristrettissimo tempo
a disposizione e dell’importanza dei test hanno consigliato
una maggiore semplicità di acquisizione.
In seguito sono illustrati i grafici acquisiti durante un giro tipo.
Va sottolineato che l'analisi dei grafici di accelerazione verticale
ed orizzontale è anche estremamente interessante in quanto
indicativo dell'assetto che il pilota assume alla guida del mezzo:
una condizione tale per cui il pilota durante la marcia in rettilineo
risulta essere più o meno "impuntato" sull'avantreno
può essere valutata e modificata anche solo osservando i
valori medi espressi dalle misure, riuscendo anche a dare una idea
della configurazione aerodinamica del sistema, in relazione al carico
generato dalla carena sull'avantreno e dalla posizione media di
inclinazione del sistema.
Ad esempio, durante la marcia in rettilineo Carlos Checa assumeva
una posizione decisamente più inclinata di Fabrizio Pirovano,
pertanto la condizione aerodinamica del sistema risulta essere sostanzialmente
differente nelle due condizioni, che comporterebbero sostanziali
differenziazioni riguardo le soluzioni aerodinamiche da applicare
ai caschi dei due piloti.
Una volta che siano state effettuate le scelte aerodinamiche di
massima (legate al miglioramento di una caratteristica, e quindi
in generale sarà possibile migliorare un prodotto “personalizzando”
le esigenze di ogni singolo pilota.
Naturalmente una regolazione ottimale dei parametri aerodinamici
permette una diminuzione delle caratteristiche di instabilità
e/o di penetrazione del casco: nella fattispecie bisogna fare in
modo che le oscillazioni rispetto alla posizione di stabilità
siano il più possibile limitate, e che queste oscillazioni
abbiano il minimo di energia interna possibile.
Infatti le microoscillazioni permangono anche nel caso di aerodinamica
ideale: essendo infatti in una condizione reale, e non ideale, è
necessario che la geometria del casco sia adattata non solo alla
moto, ma al pilota e a tutto il circuito.
Il passo successivo dovrebbe essere quello di misurare la velocità
di spostamento del sistema casco in funzione della situazione (tramite
misure dirette o indirette), in modo da poter valutare in maniera
ancora più precisa le entità dei miglioramenti successivi
alle modifiche: evidentemente per evitare difficoltà i valori
raggiunti dalle velocità lineari delle oscillazioni del casco
devono essere abbastanza limitati in modo da evitare fenomeni oscillanti,
ma anche abbastanza elevati in modo da garantire la stabilizzazione
dinamica del sistema in tempi il più possibile limitati.
E' evidente che se si potesse disporre di un sufficiente volume
di informazioni, la definizione del range di velocità efficaci
rappresenterebbe una informazione di notevole interesse per i tecnici:
questo significa che un controllo elettronico della geometria del
casco porterebbe a rendere ottimale la risposta in ogni situazione,
realizzando un vero e proprio sistema aerodinamico “attivo”.
3) Analisi dei dati acquisiti.
Le prove svolte sono state imperniate sull’acquisizione di
una serie di dati riguardanti rispettivamente:
1. Temperature interne;
2. Accelerazioni verticali ed orizzontali;
3. Pressioni a cavallo dei sistemi di ventilazione.
I seguenti paragrafi illustrano i risultati ottenuti.
3.1) Analisi dei dati di temperatura.
Le prove si sono svolte in condizioni climatiche sostanzialmente
diverse: nel caso dei test al Mugello, la temperatura era di 18
°C con una umidità del 55%: il cielo era poco nuvoloso,
mentre nei test svolti a Monza con Fabrizio Pirovano le condizioni
erano decisamente peggiori, con 12 °C e pioggia battente.
I dati confermano una interessante situazione legata alla posizione
delle termocoppie utilizzate: in zone dove l’efficienza della
ventilazione è garantita dalla ampia possibilità da
parte del flusso di ricircolare, la condizione è tale per
cui in rettilineo la ventilazione permette in particolari condizioni
la diminuzione di adddirittura dieci-dodici gradi in tempi di dieci
secondi circa, una vera enormeità se si considera che la
temperatura di esercizio è di poco superiore ai venti gradi.
La valutazione effettuata chiarisce che il gradiente di temperatura
dipende in definiva dai seguenti parametri:
1. Efficienza del sistema di ventilazione;
2. Permeabilità delle membrane utili al passaggio del flusso;
3. Area a diretto contatto con il flusso;
4. Velocità asintotica del flusso;
5. Configurazione di assetto e geometrica.
In termini matematici, la relazione può venire sintetizzata
nella seguente espressione:
Fd = 1/2 r Sf Cx V^2
dove:
V? = Velocità asintotica;
Vr = Velocità relativa indotta (velocità geometrica,
dipende dalla geometria dei sistemi aerodinamici);
Si = Sezione di ingresso del sistema di ventilazione;
Sr = Sezione di riferimento del sistema di ventilazione;
Ea = Efficienza aerodinamica del sistema (comprende la posizione
del pilota);
Ce = Coefficiente di efflusso del condotto di ventilazione;
Cm = Coefficiente di membrana (dipende dalla tipologia del tessuto
interno in uso);
Sp = Coefficiente di superficie interna a contatto del flusso in
ingresso;
Ti = Temperatura epiteliale interna;
Te = Temperatura epiteliale esterna;
Cc = Coefficiente di condizione fisica (indice di stress fisico);
t = Tempo di esame del fenomeno.
In termini meno matematici, i parametri indicati appaiono quelli
da cui il fenomeno dipende in gran parte, ed escludendo gli esponenti
di velocità x e y sono tutti lineari.
L’analisi dei valori indica che x e y variano fra 1,1 ed 1,4,
Ea fra fra 0,5 ed 1,2, Ce fra 0,8 e 0,84, Cm fra 0,2 e 0,78, Sp
fra 0,08 e 0,13, Ti fra i 35 ed i 38 °C, Cc fra 1 e 0,2.
In altri termini, la situazione che si viene a creare è tale
per cui i parametri di controllo che possono essere utilizzati per
migliorare la condizone fisica del pilota internamente al casco
sono Ce (migliorando la configurazione dei sistemi di ventilazione),
Sp (aumentando la superficie interna lambita dal flusso), Si (aumentando
la sezione di ingresso, ricordando però che contemporaneamente
a questa azione si diminuisce Ce e Cm) Cm (migliorando la qualità
di permeabilità all’aria dei tessuti).
Inoltre un corretto dimensionamento del sistema permette di massimizzare
Cc, in quanto lo stress legato alla guida diminuisce in maniera
tangibile se il casco in utilizzo è confortevole.
Nel casco specifico, il valore di Cm misurato durante i test del
Mugello è pari a 0,43, mentre nei test a Monza è pari
a 0,56 nella zona di influenza del sistema JSW, segno evidente di
una configurazione differene del sistema.
In termini più semplici, sembra che la soluzione di rendere
maggiormente permeabile al flusso alcune zona del casco in caso
di temperatura bassa rendano eccessivamente elevate le differenze
di temperatura in casco di scambio termico ad alta velocità,
diminuendo in maniera eccessiva la temperatura in caso (per esempio)
di pioggia e basse temperature.
Nei test al mugello la velocità (decisamente più elevata)
ha comunque portato a diminuzioni di temperatura importanti (spesso
superiori a 5 °C) e dunque l’efficienza del sistema JSW
è indiscutibile: la semplice chiusura dello stesso comporta
un crollo del gradiente di temperatura del 92%, che benchè
non totale rappresenta un fatto di notevole interesse.
La spiegazione a questa apparente contraddizione è legata
alla massa interna di flusso residuo, che ricircola all’interno
del sistema in funzone delle pressioni esterne, creando comunque
una variazione di temperatura oscillante con frequenze di circa
10 Hz.
Le considerazioni finali sono dunque le seguenti: appare utile pensare
d una configurazione professionale che preveda due cuffie interne
al casco amovibili che permettano l’utilizzo differenziato
a seconda delle temperature esterne, con la possibilità di
realizzare un sistema di intercapedini interne di maggior volume,
tali per cui si realizzi una ricircolazione costante del flusso.
Le intercapedini devono essere naturalmente adattate alle condizioni
esterne tramite la parzializzazione dei sistemi di inlet ed outlet,
che realizzano una efficace forma di controllo del microclima interno:
il posizionamento delle intercapedini deve essere pensato in funzione
delle zone di maggior generazione di calore, e cioè sulla
nuca e sulla parte anteriore-superiore della fronte e delle tempie,
ove maggiori potranno essere i benefici di questo sistema.
Osserviamo ora con maggiore attenzione un grafico estratto da una
prova specifica: come si vede la posizione della termocoppia condiziona
pesantemente la temperatura misurata, in quanto la temperatura 2
è quella dell’epitelio del pilota, mentre la temperatura
1 indica una sostanziale variazione in funzione della velocità.
Poiché i dati sono presentati in funzione della velocità
e non del tempo di acquisizione, è interessante osservare
come alle alte velocità la temperatura sia sostanzialmente
inferiore alla basse sulla T1, mentre la T2 rimane sostanzialmente
costante.
A velocità superiori a 200 km/h si nota una oscillazione
dei valori misurati, fatto che probabilmente è dovuto alla
instabilità del flusso interno al sistema, già evidenziato
a suo tempo: In altri termini il flusso interno alla presa aria
diviene localmente sonico, creando una instabilità che limita
il Ce del sistema e diminuisce la sua efficienza globale.
Alle alte velocità invece la stabilizzazione del flusso interno
permette invece una maggiore efficacia ventilante, tale per cui
la diminuzione di temperatura è maggiore, e permettendo un
innalzamento interessante del valore di Cm artificialmente indotto
dalla pressione statica elevato (probabilmente a causa della variazione
geometrica degli alveoli del tessuto in utilizzo).
3.2) Analisi dei dati di accelerazione e velocità angolare.
I dati disponibili sono da considerarsi di assoluto interesse, in
quanto l’andamento di questi parametri danno precise informazioni
sulla capacità di autostabilizzazione del sistema (o, in
altri termini sul buffeting del sistema moto-casco-pilota-tuta)
e sulla mutua interazione degli stessi elementi.
In buona sostanza le informazioni danno accelerazioni verticali
sul casco superiori in certe situazioni (test Checa Mugello) ai
due g, con picchi veramente notevoli di 3,13 g o 30,7 m/s2, valori
decisamente elevatissimi se si considera che la massa media del
sistema testa-casco supera spesso i sette chili.
La forza di inerzia risultante è pertanto superiore ai 21
chili, misurati in corrispondenza dell’inversione di traiettoria
fra la curva Casanova e la Savelli del circuito del Mugello: in
altra situazione (l’uscita della curva arrabbiata 2 in corrispondenza
dello scollinamento) l’accelerazione misurata è pari
a 0,33 g, scaricando il pilota del 66% circa del carico sul collo,
e passando in circa tre secondi da 14 a 2 chili di peso apparente.
I valori di accelerazione lineare sono anch’essi interessanti:
accelerazioni superiori a 1,2 g sono normali nella categoria SS
sull’acqua, ed altrettanto vale per i valori di 1,56 misurati
sul 500 gp di Carlos Checa.
Altrettanto impressionanti i valori di velocità angolare
tradotti dal giroscopio posto sul casco: numericamente valori superiori
a 130°/s sono da considerarsi normali, con punte maggiori di
150°/s.
I valori di buffeting misurati nella marcia in rettilineo sono invece
sostanzialmente diversi se valutati nei due casi a disposizione:
in effetti il velore misurato sul casco di Checa standard (alquanto
ripetitivo) è di circa 17 Hz, che sono saliti a 21 nei pochi
secondi in cui si è provata la soluzione aerodinamica differente
(e dunque le velocità erano sostanzialmente inferiori).
In altri termini, la soluzione proposta migliorava le caratteristiche
di efficienza aerodinamica del sistema, e prendeva parte attiva
nella ottimizzazione del sistema aerodinamico casco-moto-tuta (compresa
di gobba superiore) permettendo una diminuzione della resistenza
valutabile (da elaborazioni realizzate con le dimensioni di gobba
date dai tecnici Aplinestars attraverso il programma Delfrin) in
2,33 kg, valore piccolo se considerato in valore assoluto ma importante
in funzione dell’oggettivo miglioramento in termini di comfort.
Va sottolineato che la “gobba” della tuta Alpinestars
ha ampi margini di miglioramento: modificando in maniera limitata
la forma della stessa sono emersi miglioramenti del 330% rispetto
ai valori misurati e calcolati sull’attuale configurazione.
In ultimo, va sottolineato che esiste la possibilità di realizzare
un efficace sistema di ventilazione interna della tuta sfruttando
in maniera relativamente semplice l’appendice aerodinamica
in esame e un sistema misto ed integrato tipo back-protector che
funga anche da diffusore per il flusso in elaborazione del sistema.
Nel caso di Pirovano, i valori di buffeting sono stati leggermente
maggiori: alla massima velocità infatti il casco dimostrava
di avere frequenze oscillanti mediamente attorno ai 12 Hz davanti
ai box, che si alzavano però a 19 Hz nella parte restante
del rettilineo.
La spiegazione a questa apparente contraddizione è da ricercare
nella posizione del pilota, che osservava il muretto box al momento
del passaggio, e dunque creava una condizione di instabilità
dinamica del sistema.
La differenza misurabile fra i valori di buffeting misurati sullo
stesso casco fra Checa e Pirovano è dunque da imputarsi alla
differente aerodinamica dei mezzi dei due piloti: in altri la maggiore
estensione del cupolino Suzuki migliora (come del resto è
facile immaginare) le caratteristiche di autostabilità del
sistema, permettendo al casco di ricevere una minore aliquota di
flussi oscillanti.
Questo fatto comporta in buona sostanza una maggiore autostabilità
del casco, evidente in quanto a minori velocità (260 km/h
contro un picco di 313) si misurano valori di buffeting superiori
d un 10% circa: calcoli teorici indicano che a parità di
velocità il miglioramento potrebbe attestarsi attorno al
21%.
Relativamente alla soluzione ideale in esame, si è ritenuto
interessante fornire una geonmetria semplificata a standard IGES
utilizzata per le simulazioni Delfrin, allegata alla relazione.
3.3) Analisi dei dati di pressione.
Come già detto in occasione dei test relativi alla valutazione
dei dati di temperatura, le attese di funzionalità del sistema
JSW superiore e delle prese superiori laterali del sistema N92R
hanno fornito interessanti indicazioni, benchè la limitatezza
del trasduttore abbiano giocato una parte preponderante nella limitazione
dei dati a disposizione.
Principalmente la lunghezza del tubetto trasduttore ha causato una
certa perdita della caratteristiche dinamiche del segnale: infatti
le caratteristiche di comprimibilità dell’aria hanno
creato limitazioni nella misurazione delle oscillazioni di pressione,
che in realtà sono probabilmente molto più evidenti
di quello che si è misurato.
In ogni caso la valutazione delle caratteristiche dinamiche del
sistema indica che a cavallo dell’inlet R la pressione sale
fino a valori superiori a 1,24 bar sul casco Checa, ed a 1,18 bar
su quello di Pirovano, mentre la depressione sul JSW del casco Checa
raggiunge l’interessantissimo valore di 0,44 bar, non lontano
dagli 0,36 bar misurati sul casco Pirovano.
La valutazione di questi valori sarà migliore al momento
d poter disporre di una maggiore mole di dati misurati tramite sistemi
più sensibili, come microtrasduttori di pressione da piazzare
direttamente sul casco in modo da minimizzare la lunghezza di tubicini
di raccordo.
4) Conclusioni.
Benchè i risultati ottenuti non siano stati completamente
analizzati nella presente relazione, le indicazioni ottenute sono
decisamente interessanti: in effetti l’analisi degli interni
può diventare decisamente molto più precisa tramite
queste informazioni numeriche che permettono validazioni di miglioramenti,
e lo stesso si può dire di tutti i parametri allo studio.
Particolare importanza rivestono infatti le valutazioni comparate
di differenti configurazioni aerodinamiche, realizzabili oltretutto
anche in ambienti controllati (come gallerie del vento) una volta
definiti i parametri di conversione del sistema.
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