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eD i sistemi in geotermia a bassa entalpia
Sistemi di condizionamento domestico con
geotermia a bassa entalpia
La geotermia a bassa entalpia viene spesso considerata una tecnologia
astrusa e difficile da comprendere: eppure si tratta in realtà
di un’applicazione la cui applicazione deriva direttamente
dalla tecnologia dei condizionatori.
In realtà oggi il 99% delle famiglie italiane possiede un
esempio pratico del ciclo di Carnot (frigorifero, condizionatore
o congelatore) su cui si basa l’applicazione della geotermia
a bassa entalpia, e nessuno mai si e' sognato di discuterne l'affidabilità
o la validità; un diverso atteggiamento si ha invece nei
confronti della pompa di calore (banalizzando, si tratta di null'altro
che un frigorifero a ciclo invertito) verso la quale esiste ancora
poca dimestichezza.
E questo è un vero peccato, in quanto la pompa di calore
potrebbe essere facilmente applicata su vastissima scala sia per
la produzione di acqua calda che per la climatizzazione degli ambienti,
come del resto accade diffusamente in Giappone, negli Stati Uniti
e nei Paesi del Nord Europa; tale sfruttamento avverrebbe utilizzando
fonti di energia totalmente rinnovabili e largamente disponibili
in natura, quali acqua di falde, fiumi, calore diffuso nel terreno
ed energia solare fotovoltaica, ma soprattutto eliminando di fatto
sistemi (quali i bruciatori a gasolio ed a metano) fonte di polveri
sottili e biossido di carbonio.
Tramite azionamenti elettrici, infatti, il lavoro meccanico prodotto
dagli organi interni alla pompa di calore permette di elevare le
temperature del fluido operante (generalmente R410A) fino a 80 gradi,
più che sufficienti per le applicazioni citate o addirittura
per applicazioni di tipo industriale, quali la generazione di vapore
secco o la refrigerazione.
Un processo di recupero energetico di tal genere risulta altamente
remunerativo, poiché la quantità di energia che si
riesce a recuperare dai fluidi “gratuiti” (aria, acqua,
terra...) è superiore di circa quattro volte e mezza rispetto
al lavoro meccanico svolto dal compressore, o, in altri termini,
all'energia elettrica spesa per far funzionare l’impianto.
Tale principio, già razionale sotto l'aspetto fisico, diventa
anche attuale sul piano industriale ed economico, considerando l'andamento
delle quotazioni dei prodotti petroliferi sul mercato internazionale.
Se si aggiunge oltretutto la facile integrabilità con sistemi
fotovoltaici, il sistema integrato permette il raggiungimento del
traguardo delle emissioni complessive nulle in CO2, oltre che una
interessante remunerazione che prevede anche bonus sugli incentivi
che possono arrivare al 30% della tariffa incentivante erogata dal
GSE.
La virtuale assenza di emissioni dei sistemi in geotermia a bassa
entalpia renderebbe ideale l’installazione massiva in città
come Milano, dove il costante sforamento dei livelli di inquinamento
ammessi, e quindi la susseguente irrogazione di multe da parte della
comunità europea, avrebbero finalmente una soluzione.
Fra l’altro Milano dispone di un livello di falda acquifera
molto vicina alla superficie, elemento che faciliterebbe molto le
installazioni…
Il funzionamento di un sistema in geotermia
a bassa entalpia
E’ necessario in prima battuta chiarire che la geotermia
a bassa entalpia NON utilizza volumi di calore siti in profondità,
come abitudine in paesi come l’Islanda, ma sfrutta il principio
per cui la Terra viene utilizzata come un “serbatoio virtuale”
in cui “versare” il calore in eccesso durante il periodo
estivo e “pompare” quello necessario durante l’inverno.
In altri termini, invece di bruciare del combustibile per produrre
calore utilizziamo quello già immagazzinato dalla Terra,
diminuendo in maniera drastica la produzione di quella funzione
di stato che i fisici chiamano entropia.
Analizziamo ora nel dettaglio il funzionamento di un sistema Geotermico
a bassa entalpia, composto da una sonda e da una macchina a pompa
di calore.
La pompa di calore si compone essenzialmente di un circuito sigillato
all'interno, nel quale un gas (normalmente R410A, inoffensivo nei
confronti della fascia di Ozono) compie un intero ciclo termodinamico,
detto di Carnot, che consiste inizialmente in una compressione quasi
adiabatica: ciò comporta un innalzamento di temperatura del
gas stesso dovuta al fatto che il calore complessivo del gas rimane
approssimativamente costante mentre varia il suo volume.
Intuitivamente è chiaro che l’azione di “costringere”
il gas in un volume inferiore comporta l’innalzamento della
sua temperatura, e viceversa: in questa maniera possiamo disporre
di un volume di gas a temperature o molto elevate oppure molto basse.
Il motore elettrico di trascinamento e il compressore sono inglobati
in un unico contenitore ermetico, completamente isolato termicamente,
in modo da ridurre le dispersioni di calore verso l'esterno.
Quindi, durante la prima fase del ciclo (compressione) il gas R410a
aumenta di pressione e di temperatura con un incremento del proprio
contenuto entalpico; nella seconda fase il gas R410a attraversa
uno scambiatore, detto condensatore, nel quale viene a contatto
con l'acqua cedendo in contro corrente calore, e quindi abbassando
la sua temperatura.
L'acqua o l'aria così riscaldate sono utilizzate come fluido
vettore per il riscaldamento di locali o di acqua sanitaria tramite
termoconvettori, classici radiatori oppure un sistema di scambio
termico a pavimento.
Nella terza fase del ciclo termodinamico il gas R410a attraversa
una valvola di espansione ove subisce un processo di "laminazione",
che comporta una espansione del gas e quindi un calo della sua temperatura.
Questo cambiamento di stato da gas a liquido e' utilizzato nell'evaporazione
(quarta fase) dove il gas R410a si troverà a temperature
molto basse, tali da permettergli di assorbire calore dal fluido
vettore esterno apportatore di energia, che nel caso della geotermia
potrebbe essere acqua di falda o acqua con aggiunta di glicole etilenico
che ricircola nelle sonde sotterranee.
Riassumendo:
1. nella fase di evaporazione il gas R410a assorbe calore sottraendolo
all'acqua di falda o glicolata;
2. nella fase di compressione il gas R410a (stato gassoso) assorbe
ulteriore calore per conversione di lavoro meccanico-termico;
3. nella fase di condensazione il gas R410a cede il calore assorbito
nelle due fasi precedenti, all'acqua o all'aria vettori che circolano
nell’abitazione;
4. nella fase di espansione il gas R410a riduce la propria pressione
e temperatura (stato liquido) per ripresentarsi al punto 1.
Ovviamente lo stesso ciclo, se invertito, genera allo scambiatore
non un gas freddo ma caldo, e quindi viene raffreddato dall’acqua
di falda (o da acqua addizionata a glicole etilenico): questo ciclo
invertito permette alla pompa di calore di raffrescare invece di
riscaldare l’abitazione.
Il rapporto tra la quantità di calore ceduto nel condensatore
e la quantità di calore spesa in lavoro meccanico, ovvero
quantità di energia elettrica consumata per il funzionamento
del compressore viene chiamato COP (Coefficient of Performance)
e dipende dalle temperature di evaporazione e di condensazione e
dalla qualità intrinseca della macchina e della sonda nel
terreno
Valori normali sono compresi fra 3 e 5, cioè per un kW elettrico
immesso nella macchina si estraggono dai 3 ai 5 kW termici utili
al riscaldamento o al raffrescamento della casa: è chiaro
che ciò significa ottenere un costo specifico medio per unità
di calore prodotto che e' un settimo di quello di un impianto tradizionale
con caldaia funzionante a gasolio e dell’80% in meno con caldaia
a gas metano.
In altri termini, se in una unità immobiliare monofamiliare
di circa 100 mq. il costo di riscaldamento con gasolio si aggira
attorno a circa 3.200,00 euro annui, con gas metano si scende a
circa 1500-1700 euro, mentre con una pompa di calore si spendono
approssimativamente 400 euro.
Va inoltre evidenziato che, utilizzando una pompa di calore per
il riscaldamento degli ambienti, si dispone contestualmente di condizionamento
e deumidificazione senza costi aggiuntivi, fatta eccezione per la
modica spesa relativa alla valvola di inversione del ciclo di Carnot.
Altra applicazione della pompa di calore e' il riscaldamento dell'acqua
calda sanitaria; allo stato attuale le pompe installate in genere
integrano la funzione estiva/invernale a quella di riscaldamento
di acqua sanitaria in maniera automatica sfruttando lo scambio di
calore con la sonda Geocompact interrata.
Per concludere, utilizzando sistemi di piastre ad induzione per
la preparazione dei cibi, è possibile evitare l’installazione
di impianti di distribuzione di gas combustibile (Metano o GPL)
abbassando i costi complessivi di costruzione e di burocrazia, oltre
a rendere molto sicuro l’intero impianto il quale non genera
alcuna emissione in monossido di carbonio, non ha alcun rischio
di perdite di gas infiammabile ed ha piani di cottura freddi.
Vediamo dunque quanto un sistema geotermico sia vantaggioso dal
punto di vista economico:
Sistema di generazione
calore |
Energia da |
Quantità |
Potenza termica ottenuta
(kWt) |
€.IVA compresa
per 1 kg o kW |
Costo per 18,90 kWt
(€) |
CO2 emesso (kg) |
| Bruciatore a caldaia |
Metano |
2,57 m3 |
16,70 |
2,445 |
2,45 |
0,56 |
| Bruciatore a caldaia |
GPL |
1,77 l |
18,54 |
2,041 |
1,87 |
0,63 |
| Bruciatore a caldaia |
Gasolio |
1,205 l |
11,80 |
1,76 |
2,82 |
0,79 |
| Bruciatore a caldaia |
Pellet sfuso |
1 kg |
4,4 |
0,39 |
1,67 |
1,12 |
| Geotermico |
Elettricità da rete |
1 kW |
da 4 a 5,5 |
0,16 |
da 0,54 a 0,75 |
da 0,08 a 0,14 |
| Geotermico |
Elettricità da FV |
1 kW |
4-5,5 |
0 + incentivi GSE |
0 |
0 |
| Geotermico |
Elettricità da eolico |
1 kW |
4-5,5 |
0 + incentivi GSE |
0 |
0 |
L’efficienza complessiva imbattibile dei sistemi in geotermia
(in particolare se installati in parallelo ad un sistema fotovoltaico,
che può generare anche il 100% dell’energia elettrica
necessaria al funzionamento del sistema) è però garantito
solo se gli impianti sono perfettamente funzionali: in effetti il
dimensionamento dell’impianto è piuttosto complesso
in particolare per quanto riguarda la parte di sonda geotermica.
Il motivo di questa criticità è legato alla non uniformità
della potenza termica dissipabile: va infatti ribadito che le sonde
geotermiche a bassa entalpia non si comportano da semplici collettori
del calore terrestre, come nei sistemi generativi quali quelli di
Larderello, ma di fatto da dissipatori in volumi cosiddetti “pozzi
termici”.
Cos’è un “pozzo termico” ? Semplicemente
un volume dotato di elevata massa con una buona capacità
di scambio termico che permetta di fatto alle sonde di operare a
temperature relativamente costanti.
Un classico “pozzo termico” è il pianeta Terra,
che è dotato di massa virtualmente infinita (almeno per l’uso
geotermico) e di sufficiente capacità di trasmissione del
calore: questo permette di fatto l’utilizzo di fluidi che
garantiscono la dissipazione del calore in estate ed il suo recupero
in inverno.
In altri termini, in estate un sistema geotermico “pompa”
il calore sottratto alla nostra casa nel terreno mentre in inverno
fa esattamente l’opposto: di fatto dal punto di vista termodinamico
il ciclo complessivo dovrebbe essere quasi statico se non considerassimo
la latitudine e la generazione di acqua calda sanitaria.
Ovviamente il riscaldamento di ACS (acqua calda sanitaria) è
un processo univoco, nel senso che durante tutto l’anno a
latitudini come quelle Italiane l’acqua calda sanitaria si
scalda e non si raffredda: questo comporta il fatto che in estate
si utilizzi una parte di calore scaricato dall’abitazione
per scaldare l’ACS mentre in inverno tutta la potenza termica
della pompa va a fornire calore sia all’abitazione che all’ACS.
Questa è un'altra problematica alquanto importante legata
al dimensionamento degli impianti: si tenga conto che un’abitazione
mal coibentata (cfr. l’ultimo numero di Geocentro) disperde
in breve tempo il calore interno alla struttura, e necessita dunque
di potenze termiche maggiori, che si sommano in estate a quelle
necessarie alla generazione di ACS.
Il dimensionamento termico degli impianti va quindi impostato nella
condizione invernale più sfavorevole, e con un indice di
coibentazione termica di un grado inferiore per essere certi che
le potenze in gioco permettano un facile raggiungimento delle condizioni
di equilibrio termico.
Tenete conto che i costi medi delle pompe di calore variano in maniera
non lineare al variare delle potenze installate: in effetti raddoppiando
la potenza termica installata in una pompa di calore il costo varia
in genere del 30%, per cui un dimensionamento con un coefficiente
di potenza 1,5 rispetto al calcolato in genere comporta costi di
upgrade limitati.
Questo però va comparato con i tempi di funzionamento dell’impianto:
essendo la fornitura di energia elettrica una funzione in prima
approssimazione direttamente proporzionale alle ore di funzionamento
una pompa di calore dimensionata in maniera più importante
viene utilizzata per tempi inferiori, facendo scendere il costo
di esercizio, come evidente nella fig. 3.

Altro parametro importantissimo legato alla funzionalità
di un siffatto impianto è quello della funzionalità
termica della sonda di captazione di calore, che deve essere dimensionato
correttamente in funzione delle sue caratteristiche.
In questo senso va specificato che i sistemi di captazione geotermica
possono essere in generale di tre tipi:
• Sonde verticali, in genere in materiale plastico multistrato;
• Sonde orizzontali, anch’esse in materiale plastico
multistrato;
• Captazione a ciclo aperto con acqua di falda.
Vediamo un po’ quali sono i vantaggi delle tre soluzioni.
Nei primi due casi, poiché lo scambio termico avviene per
conduzione all’interno della sonda che altro non è
che una tubazione in materiale plastico (e quindi in generale un
conduttore di calore non efficacissimo), le potenze di scambio in
gioco sono abbastanza limitate e in prima approssimazione lineari
con la lunghezza della sonda.
Parlando di sonde verticali, essendo ragionevoli valori fra i 20
ed i 40 w/m, per dissipare potenze dell’ordine di 7,5 kWt
sono necessarie lunghezze di captazione oscillanti fra i 190 ed
i 380 metri lineari di sonde, realizzabili tramite tre sonde in
serie della lunghezza compresa fra i 60 ed i 120 metri di profondità.
Come è ben chiaro questa soluzione comporta costi di trivellazione
di alcune migliaia di euro ed analisi geologiche approfondite del
sottosuolo, che alzano ulteriormente i costi di installazione, oltre
che di autorizzazioni amministrative non sempre facili ed economiche
da ottenere.
La seconda soluzione, quella di utilizzare sonde orizzontali (installate
alla profondità di circa 2,5 metri) permette di evitare installazioni
complesse anche se le capacità termiche risultano inferiori
rispetto ai sistemi verticali (dai 15 ai 25 w/m) e quindi necessitano
di lunghezze maggiori per ottenere identiche potenze trasmissive.
Appare evidente che questa tecnologia risulta ideale nel caso in
cui si debba realizzare un’area giardino ampia e sia necessario
riarredare l’area, meno se le superfici a disposizione sono
limitate in quanto la lunghezza necessaria unita all’obbligo
di lasciare sufficiente interasse fra tubazioni comportano l’obbligo
di disporre di ampie superfici.
La terza soluzione si distingue dalle prime due in particolare dalla
tipologia di circuito, che diversamente dalle soluzioni ora indicate
è aperto, basandosi sull’utilizzo di acqua di falda.
In effetti, essendo spesso l’altezza di falda relativamente
limitata, questa soluzione appare ideale in quanto non comporta
profondità eccessive di trivellazione (spesso bastano 3-5
metri) ed addirittura possono utilizzare acque di pozzi già
presenti senza particolari problemi.
Le controindicazioni funzionali sono invece legate alla necessità
di installare uno scambiatore di calore intermedio che evita che
le acque di falda (spesso inquinate da colibatteri fecali a causa
dello scriteriato utilizzo della vetusta tecnica dei pozzi perdenti
o cariche di sali disciolti) possano danneggiare lo scambiatore
della pompa di calore.
Soluzioni di sonde geotermiche alternative sono quelle metalliche
a serbatoio (tipo il sistema Geocompact) che permettono scavi limitati
a 3-4 metri di profondità se in orizzontale ed a 8 se in
verticale che garantiscono potenze di scambio attorno ai 10 kWt
ed eliminano in maniera sostanziale la complessità impiantistica
eliminando l’uso di scambiatori intermedi.
Pertanto il progettista deve attentamente valutare quale sia la
soluzione ideale per l’installazione di sistemi geotermici,
in particolare per valutare quale possa essere la migliore soluzione
applicativa per le sonde geotermiche a bassa entalpia.
SISTEMI DI RISCALDAMENTO E CONDIZIONAMENTO
AD ENERGIA GEOTERMICA (POMPE DI CALORE GEOTERMICHE)
La Terra assorbe circa il 47% dell'energia che riceve dal Sole e
la mantiene sotto forma di energia pulita e rinnovabile. Le pompe
di calore ad energia geotermica sfruttano il fatto che la temperatura
del terreno già pochi metri sotto la superficie si mantiene
circa costante durante l'arco dell'anno: questo fatto permette di
estrarre calore dal terreno d'inverno per riscaldare con una efficienza
che si avvicina o supera il 400% (COP circa 4) e di cedere calore
al medesimo in estate per condizionare. In questo modo la falda
viene “caricata” in una stagione per quella successiva.
L'utente di un impianto di questo tipo non necessita quindi di due
sistemi distinti, uno per riscaldare ed uno per condizionare, ma
ottiene lo stesso risultato con un unico sistema ed in maniera più
efficace ed efficiente.
Le componenti di un impianto ad energia geotermica sono sostanzialmente
tre:
o una o più pompe di calore normalmente collocate all'interno
dell'edificio
o un insieme di tubi opportunamente interrati per scambiare calore
con il terreno
o ed un sistema di scambio di calore con l'ambiente interno (pannelli
radianti).
Nella pompa di calore i tubi provenienti dal terreno vengono a stretto
contatto con le spire di un evaporatore all'interno delle quali
scorre un liquido refrigerante che, a contatto con i tubi più
caldi evapora e viene inviato ad un compressore: qui il gas viene
altamente compresso e quindi surriscaldato ed è pronto per
essere inviato allo scambiatore con l'ambiente interno per cedere
calore. Una volta che si è raffreddato il refrigerante ritorna
allo stato liquido ed il ciclo ricomincia.

In estate il ciclo è invertito ed il sistema cede al terreno
il calore estratto dall'ambiente interno rinfrescandolo.

Lo scambio di calore con il terreno avviene attraverso un insieme
di tubi in polietilene che possono essere interrati orizzontalmente
a pochi metri di profondità oppure verticalmente se lo spazio
attorno all'edificio è limitato. La lunghezza dei tubi, la
profondità a cui arrivare ed il numero di loop da utilizzare
vengono calcolati in base alla latitudine del luogo, al tipo di
sottosuolo ed ai carichi termici dell'edificio.

Normalmente vengono usati tubi a loop chiuso, all'interno dei quali
scorre una miscela di acqua e anticongelante non tossico (glicole),
ma esistono anche applicazioni a loop aperto
che pescano acqua da una falda. A causa delle eccellenti proprietà
termiche dell'acqua, se accanto all'edificio è presente un
piccolo lago, i tubi possono essere posizionati sul suo fondale
e scambiare calore in maniera ugualmente efficace.
Gli impianti ad energia geotermica sono diffusi negli Stati Uniti,
in Canada, in Australia e nel Nord Europa e la loro validità
è ampiamente dimostrata. Inoltre la loro applicabilità
si estende ad una vasta gamma di costruzioni: abitazioni residenziali,
villette, edifici commerciali, scuole, piscine, serre e capannoni,
hotel ed uffici.
L'installazione è semplice e veloce, il circuito non provoca
alcun disturbo al terreno circostante e sostanzialmente una volta
installato ci si può dimenticare di averlo: in effetti un
sistema ad energia geotermica garantisce un livello di comfort estremamente
elevato.

Un’unica centrale gestisce il riscaldamento, il condizionamento,
la deumidificazione e una buona parte dell’acqua calda sanitaria.
In realtà fa molto di più: consuma in assoluto il
minimo quantitativo di risorse naturali (indirettamente attraverso
l’energia elettrica che lo alimenta).

Sebbene collocato internamente il sistema è molto silenzioso,
inoltre non essendoci alcun dispositivo all’esterno, il disturbo
associato con le unità esterne (vedi i dispositivi split
o altri di ventilazione) è completamente eliminato.
Il sistema è molto sicuro: non c’è combustione,
fiamma aperta, gas nell’aria che respiri, residui di particolato
che si depositano nell’ambiente dove si vive o si lavora.
Infine la tecnologia geotermica è imbattibile nella sua abilità
di adattarsi ad ogni tipologia di edificio: ogni applicazione, da
edifici di elevato valore storico a palazzi ultramoderni o da hotel
ad uffici/aziende.
L’integrità di ogni stile architettonico può
essere completamente mantenuta a causa della totale assenza di dispositivi
visibili esterni.
Gli impianti geotermici hanno una storia di lunga vita con bassa
manutenzione, per i seguenti motivi:
• Utilizzo di circuiti sigillati di refrigerante
• Unità collocate all’interno dell’edificio
• Temperature in gioco molto miti con basse variazioni contrapposte
a quelle estreme
• dei dispositivi di riscaldamento e condizionamento tradizionali
che usano combustione l’aria esterna.
Complessivamente i sistemi geotermici offrono i seguenti
vantaggi:
• Costi ridotti per riscaldamento, condizionamento/raffrescamento
e acqua calda
• Incremento del valore della proprietà immobile
• Basso costo di ciclo di vita
• Un unico fornitore per il riscaldamento/condizionamento
e l’elettricità domestica o aziendale
• Riduzione dei picchi di domanda di potenza impiegata
• Installabile praticamente in ogni luogo del mondo
• Ambiente più pulito e più sicuro
• Promossa la conservazione del territorio
• Riduzione del consumo di combustibili fossili
• Riduzione del petrolio di importazione
• Drastico incremento dell’efficienza energetica dell’edificio
• Riduzione dei picchi di domanda di potenza
• Nessun inquinamento (anche considerando quello indiretto
i valori sono in assoluto i più bassi al mondo)
• Nessun combustibile o acqua di scarto
• Ridottissimo consumo delle risorse naturali
Secondo l'EPA, l'Ente per la Protezione Ambientale statunitense,
non esiste oggi sul mercato un sistema di riscaldamento e di condizionamento
più efficiente dal punto di vista energetico e più
pulito per l'ambiente rispetto alla tecnologia geotermica (report
EPA-DOE: Space Conditioning : The Next Frontier - 430-R-93-004).
Gli impianti geotermici infatti consentono di ridurre il consumo
di energia fino al 40% confrontati con pompe di calore aria-aria
e fino al 75% confrontati con il riscaldamento elettrico ed a gasolio.
In estate poi si può utilizzare il calore estratto dall'ambiente
per avere acqua calda quasi a costo zero, e comunque durante tutto
l'arco dell'anno si può risparmiare anche il 30% sulla produzione
di acqua calda rispetto ai sistemi elettrici ed a gas.
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